Questa mattina sono intervenuto ad Agorà su Rai 3 per affrontare alcuni temi centrali per il nostro Paese: il caso di Rogoredo, la sicurezza nelle città, il blocco delle assunzioni nelle Forze dell’Ordine e la guerra in Ucraina.
Nessuno scudo per chi sbaglia
Voglio essere molto chiaro: non esiste alcuno “scudo” per chi indossa una divisa e commette un errore.
Chi sbaglia deve essere processato e deve pagare, come qualsiasi altro cittadino. Anzi, quando si rappresenta lo Stato, la responsabilità è ancora maggiore.
Chi indossa una divisa deve avere un’etica e un senso delle istituzioni superiori. Se ha sbagliato, è giusto che venga giudicato e condannato per quello che ha fatto. Le polemiche non servono: servono rispetto delle regole e fiducia nelle istituzioni.
Sicurezza: un problema reale, non uno slogan
Sul tema sicurezza dobbiamo partire dai dati ufficiali del Ministero, che sono oggettivi. Per oltre vent’anni le assunzioni nelle Forze dell’Ordine – come in tutta la Pubblica Amministrazione – sono state bloccate.
Oggi stiamo pagando quel ritardo. Molti agenti assunti decenni fa stanno andando in pensione e ricostruire gli organici richiede tempo. È un problema strutturale che riguarda Comuni, Ministeri, enti regionali e l’intero sistema pubblico.
Il Governo sta intervenendo per invertire la tendenza e rafforzare progressivamente gli organici. Ma è evidente che la sicurezza è una priorità concreta: andando nelle città e nei nostri paesi, ascoltiamo cittadini che hanno paura di uscire la sera. Questo non è un tema strumentale, è una realtà che dobbiamo affrontare con serietà.
Sicurezza e sanità: temi distinti
Non possiamo confondere piani diversi. Le vicende di cronaca che riguardano la sicurezza non possono essere sovrapposte ad altre tragedie che coinvolgono il sistema sanitario. Sono ambiti distinti, con problematiche diverse.
Allo stesso tempo, è vero che anche i sanitari oggi operano in condizioni difficili, spesso vittime di aggressioni nei pronto soccorso e negli ospedali. È un altro fronte su cui serve un intervento deciso.
Ucraina: sostegno necessario per arrivare alla pace
Sulla guerra in Ucraina ho ribadito la mia posizione: condivido la linea europea. Le risorse stanziate sono necessarie per arrivare alla pace.
La guerra si sta trascinando troppo a lungo. Il sostegno dell’Italia e dell’Europa all’Ucraina è fondamentale non solo per il popolo ucraino, ma per la libertà e la stabilità dell’intero continente europeo.
Il nostro obiettivo deve essere uno solo: lavorare perché si torni al più presto a un contesto di pace e libertà.