Ucraina | Serve un’Europa con una sola voce

Nel corso della seduta del Senato dedicata alle comunicazioni del Ministro della Difesa sulla proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore dell’Ucraina, ho voluto ribadire con chiarezza una posizione che considero centrale per il futuro dell’Europa e dell’Italia.

A quasi quattro anni dall’inizio dell’aggressione russa all’Ucraina, l’Europa continua a fare i conti con una guerra che ha riportato nel cuore del nostro continente scenari che pensavamo definitivamente consegnati alla storia. Una guerra che ha prodotto migliaia di vittime civili, decine di migliaia di feriti e milioni di persone segnate per sempre nel corpo e nell’anima.

Difendere l’Ucraina non significa soltanto sostenere uno Stato, ma difendere il diritto di un popolo a scegliere il proprio futuro, la sovranità di uno Stato democratico e, prima ancora, la dignità della persona umana: bambini, anziani, donne e uomini travolti dal dramma del conflitto.

L’Italia, fin dall’inizio, ha scelto con convinzione di stare dalla parte dell’Ucraina. Una scelta non ideologica, ma fondata sui principi del diritto internazionale, che rappresentano un pilastro indispensabile per la sicurezza collettiva. Senza questo sostegno, i numeri delle vittime sarebbero stati ancora più drammatici.

Sostenere l’Ucraina non significa alimentare la guerra, ma lavorare per una pace giusta e duratura. I Paesi europei che hanno affiancato Kiev stanno, nei fatti, contribuendo a creare le condizioni per una cessazione delle ostilità. In questo contesto, l’Italia può e deve svolgere un ruolo di equilibrio, favorendo un percorso di pace che coinvolga entrambe le parti.

È in questo quadro che ho richiamato con convinzione le parole della Presidente del Consiglio: l’Europa deve parlare con la Russia, ma deve farlo con una sola voce. Solo un’Europa unita può essere credibile e autorevole sulla scena internazionale.

Per questo è necessario rafforzare l’impegno diplomatico europeo, in dialogo con gli Stati Uniti, ma con un ruolo autonomo e attivo dell’Europa stessa. Un’Europa protagonista, non spettatrice.

Ho confermato il sostegno del mio gruppo a ogni decisione che consolidi l’aiuto a Kiev, a partire dalla proroga degli aiuti, perché questa scelta rappresenta coerenza con gli impegni assunti in sede europea e atlantica.

Nel corso del dibattito ho anche sottolineato la differenza di approccio tra maggioranza e opposizione su temi di politica estera: mentre la maggioranza ha saputo esprimere una posizione unitaria, l’opposizione si è divisa in più risoluzioni. La politica estera, invece, deve essere caratterizzata da continuità, serietà e credibilità.

La risoluzione in discussione conferma che l’Ucraina sarà sostenuta per tutto il tempo necessario, sia sul piano militare sia su quello umanitario, con l’obiettivo primario di rispondere ai bisogni della popolazione civile. Kiev merita il pieno sostegno dell’Italia e dell’Europa.

Su questioni come questa non dovrebbero esistere divisioni di parte. Dovrebbe esistere soltanto l’interesse nazionale e la credibilità internazionale del nostro Paese, soprattutto quando sono in gioco valori fondamentali come libertà e democrazia.

Valori che oggi vediamo messi in discussione anche in altre parti del mondo, dal Venezuela all’Iran, in un contesto internazionale sempre più instabile, dove le crisi si intrecciano e si alimentano a vicenda.

Per questo serve una visione complessiva, capace di affrontare le minacce tradizionali e ibride che colpiscono il nostro sistema di sicurezza. Rafforzare la dimensione euroatlantica resta una scelta strategica, così come rilanciare il protagonismo italiano in Europa e nella NATO.

L’Italia, grazie all’azione di questo Governo, ha acquisito una nuova credibilità internazionale, che si riflette anche nella proposta di un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della NATO.

Ma l’Europa deve fare un passo in più: riscoprire la propria dimensione storica e politica. L’autonomia strategica europea non è un lusso, ma una necessità per evitare che il nostro continente venga marginalizzato nella storia.

È il tempo della responsabilità. È il tempo della consapevolezza che la sicurezza è un bene collettivo.

Perché il futuro dell’Ucraina è il futuro dell’Europa. È il futuro dei nostri figli. È il futuro della nostra battaglia per la libertà.

Per queste ragioni abbiamo votato convintamente a favore della risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del Ministro della Difesa.

Antonio De Poli

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