

Il segretario: la politica non è matematica, nella coalizione va rafforzata l’area di centro. Paradossale che esulti la sinistra
Il senatore: «Sulla sicurezza servono risposte equilibrate
Le nostre proposte sul Piano-casa: rivedere le norme sugli sfratti ed estendere il canone concordato»
«Vedo che gli unici a esultare per lo strappo sono quelli a sinistra (che forse sognano un Vannacci al 10%). Mi sembra un paradosso. Per quanto riguarda noi del centrodestra, mi limito a dire: la politica non è matematica, ma è soprattutto visione politica e condivisione di valori. I principi dell’Udc sono incompatibili con certe posizioni e derive estremiste». Così il senatore Antonio De Poli, dallo scorso luglio segretario dell’Unione di Centro, commenta la rottura tra il generale e la Lega.
Quali sono ora i rapporti dell’Udc con gli alleati?
Sono rapporti contrassegnati dal dialogo e confronto costruttivo in Parlamento sulle priorità per il Paese: sostegno al ceto medio, famiglie e natalità, piccole e medie imprese. Nella coalizione il compito dell’Udc è quello di presidiare i valori del cattolicesimo democratico, in una fase contrassegnata da forti tensioni sociali e internazionali, in cui troppo spesso sembra prevalere il linguaggio della forza e dello scontro.
Qual è la vostra posizione sul “pacchetto” Sicurezza?
Condanniamo le violenze di piazza e stiamo dalla parte delle forze dell’ordine. La sicurezza non è né di destra né di sinistra. Ai cittadini dobbiamo dare risposte equilibrate e concrete, rimanendo nei giusti binari.
Pesa ancora il voto cattolico? E su quali temi?
I cattolici rappresentano un interlocutore fondamentale per la politica e per chi governa. C’è una maggioranza valoriale in Italia che si riconosce nella politica come servizio al bene comune, che mette al centro la persona, la famiglia, la casa e, ancora, i bisogni dei più deboli (anziani, disabili, persone non autosufficienti), le giovani coppie, i lavoratori, la sanità pubblica e le politiche sociali. Il Centro nel centrodestra non è una formula astratta, ma una necessità per rendere più forte la coalizione.
Sul “Piano casa”, ancora vago, cosa proponete in concreto?
La casa è un’infrastruttura di coesione sociale. Italia e Spagna sono seconde solo a Grecia e Croazia nelle statistiche sull’età di uscita dei giovani dall’abitazione dei genitori: 30 anni. Dobbiamo invertire questa tendenza e il piano annunciato dal governo darà una prima giusta risposta. Secondo l’Udc è prioritario rivedere l’impianto normativo, ragionando su diversi strumenti come la revisione sulla normativa sugli sfratti, l’estensione del canone concordato e la reintroduzione della cedolare secca agli immobili a uso commerciale.
Come vi state preparando per le prossime elezioni politiche?
Lo scudo crociato riparte dai territori, ascoltando e confrontandosi con le comunità. La scorsa settimana abbiamo lanciato la campagna di tesseramento nazionale: l’Udc vuole essere una comunità aperta, che ascolta, che cresce nei territori. Nella coalizione di governo dobbiamo rafforzare l’area politica di centro e l’Udc può svolgere un ruolo di equilibrio ed essere riferimento per il mondo cattolico e per il mondo civico nei territori.
Esistono ancora gli spazi per una forza di centro autonoma?
Per noi il centrodestra è l’unico spazio per rafforzare il centro. Dobbiamo riconquistare la fiducia dell’elettorato cattolico, soprattutto in un momento in cui, all’opposizione, il partito principale vive una crisi di identità e assomiglia sempre di più a una “brutta copia” di Avs. Dall’altra parte, serve una “scossa” dal centro per ridare nuova linfa al centrodestra, per un centrodestra moderno, che guardi in avanti e non indietro, a vecchie pulsioni che non hanno nulla a che vedere con la nostra storia.


















